Quella volta che sono stata in Spagna

diario di viaggio dedicato ad un totale di cinque viaggi fatti dal 2015 al 2019


La prima volta che sono stata in Spagna, dovevo ancora compiere 22 anni.
Da qualche anno avevo maturato e stavo maturando nuovi punti di vista, soprattutto sulla vita, un po’ in generale.
Una serie di vicissitudini fecero si che la mia visione di vita cominciasse ad abbracciare anche la concezione del viaggio inteso non più solo come vacanza, ma proprio come esperienza vitale.

Agosto 2015 fu il periodo in cui portai quelli che erano solo sogni accumulati fra i pensieri ad essere quella che era la mia realtà. Un biglietto aereo Pisa-Siviglia fu l’inizio di quello che ho deciso essere parte del mio percorso.
Il mio primo viaggio.

Dal 2015 al 2019 sono tornata in territorio spagnolo, che sia su terraferma che sia su isole, un totale di cinque volte.
Do alla Spagna un valore estremamente personale, forte, importante. Per me è l’inizio di tutto.
Ma poi c’è un calore, in quelle terre, che è qualcosa di speciale.

Sono stata principalmente nel sud, e nelle isole.
Ho potuto fare due on the road nell’Andalusia, e poi la più classica Barcellona, Ibiza in un’anticonvenzionale fuori stagione e una toccata e fuga a Formentera, quattro giorni di surf a Fuerteventura e due trekking nelle terre inglesi di Gibilterra, fra le scimmie e i sentieri fra gli arbusti per raggiungere la cima della rocca.

Quel che ho visto io, quel che ho vissuto, quel che mi è rimasto dentro, è una serie di emozioni bellissime.
Il sole caldo.
Il cibo buono.
La gente sorridente.
I paesaggi da brivido.
A me non piace far paragoni fra un posto ed un altro. Credo sia improponibile paragonare la Spagna al Myanmar, o la Polonia agli Stati Uniti. Ogni posto mi ha dato sensazioni, emozioni e ricordi diversi.
Quel che so è che in Spagna ho lasciato un pezzo di cuore grosso com’è grossa l’Andalusia.
Che il sole di Tarifa che se ne va incorniciando d’arancio le coste del Marocco non riesco a dimenticarlo.
Che a Siviglia ho bevuto una birra a 1,50€ e non ho più bevuto una birra così buona in vita mia. Forse una Corona, al tramonto, in riva all’oceano. Forse era solo l’idea di un momento speciale a rendere quella birra più buona delle altre.
Non mi importa.

Io in Spagna ci tornerei altre mille volte ancora.
Vorrei vedere il mondo, tutto quanto, ma fermarmi di tanto in tanto in quelle terre calde del sud spagnolo, oppure, un giorno, vederne il nord.
Amo l’accento ispanico, quel loro rendere ogni parola similmente festosa.
Forse è il sentirmi inspiegabilmente a casa, senza saperne nemmeno il motivo.
Tornare in quelle terre è un po’ come tornare nella mia camera, stendermi sul letto e sapere che sono esattamente dove vorrei essere.

Le strade dell’Andalusia sono bellissime. Passano fra colline, montagne, spiagge e città storiche.
Io l’ho vissuto esattamente così.
Musica alta, una Golf rossa,
era esattamente così la prima volta.
La seconda no, la seconda volta era un’auto senza un minimo di tenuta di strada, una curva poteva essere il rischio di morte di cui tanto l’essere umano ha paura.
Ma andava bene lo stesso. C’era un mondo fuori che dovevo vedere, e quei chilometri ne facevano parte.
Se faccio il resoconto dei due on the road, sono riuscita a vedere le più grandi città di Malaga, Siviglia, Cordova e Cadice.
Le più piccole Ronda e Tarifa.
A Tarifa ho pure fatto surf. Era la prima volta che tornavo a surfare dopo un lungo periodo di stop dovuto a problemi con la mia maledetta schiena.
Io non lo so spiegare, a parole, quel che vuol dire tornare sulla tavola.
Le belle emozioni non si possono descrivere a parole.
E questo è il surf.

Gibilterra l’ho toccata per ben due volte. E raggiungerne entrambe le volte la cima a piedi.
Le scimmie, per esempio, sono qualcosa di unico. Talvolta mi chiedo quanto sia esagerata la somiglianza fra noi e loro.
E talvolta mi chiedo chi delle due specie è la più evoluta e, forse, la risposta già ce l’ho.

Ma per chi ama l’avventura, viaggia anche per la mera idea del selvaggio. Fuori dai centri urbani. E’ lì che c’è il bello, è lì che mi perdo.
E’ lì che mi ritrovo.

Ho percorso il Caminito del Rey, ma, ad essere sincera, non mi va di consigliarlo molto. E’ pubblicizzato in modo particolarmente estremizzato e confido nella certezza che nell’Andalusia ci siano posti selvaggi che veramente meritano d’esser visti.
Per esempio anche il solo camminare fra le dune di sabbia fra Punta Paloma e Playa de Bolonia, oppure percorrere un sentiero non segnato che da un View Point nei pressi di Ronda, scende fra gli arbusti fino al fiume che passa sotto il ponte della città, e starsene lì, e sentirsi lontani dal mondo e così vicini a tutto.
Vicino Ronda c’è anche la Laguna de Fuente de Piedra. E’ una zona paludosa dove è possibile avvistare fenicotteri, ed è bellissimo. E’ bellissimo perché, passandoci poco prima dell’ora del tramonto, la zona è quasi completamente deserta, per non dire tale.
Ed è bellissimo.
E’ bellissimo sentirsi lì, di fronte ad una laguna di cui non si riesce a veder la fine, e non sentire nessun altro rumore se non quello dei tuoi passi.


Di Barcellona invece non ho molto da dire.
E’ una città meravigliosa, amo il quartiere gotico, ma non la considero una delle mete più belle che io abbia potuto toccare in terra ispanica.
E’ sicuramente una città che richiede almeno tre-quattro giorni pieni da dedicare interamente al suo centro e ai suoi musei.
La gente spaccia su La Rambla con la stessa facilità con cui respira, ma ho potuto soggiornare in una camera condivisa da un gruppo di studenti, esattamente in una delle vie che, a pelle, sembrava una delle più malfamate, e non ho avuto alcun tipo di problema.
Barcellona è una metropoli artistica, merita d’esser vista, merita d’esser vissuta.
Merita di perdersi fra le strade del Barri Gòtic molto più che su la più rinomata Rambla.

Voglio concludere.
E voglio concludere con quel che mi disse un barista, sorridendo, quando mi vide felice d’esser lì in quella piazza a Siviglia di cui non ricorderò mai il nome.
Mi sorrise,
aveva un po’ di barba, ma il sorriso si vedeva lo stesso.
“¡qué suerte!”
Già.
Che fortuna!
La fortuna d’esser lì.
In quel momento.
In quell’istante.

E brinderò sempre a quei tramonti,
alla Spagna,
e a ogni ritorno in quella terra.

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