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Romania. Una settimana nella Terra dei Vampiri

diario di bordo dedicato ad un unico viaggio fatto a ottobre 2016

C’era un motivo unico per cui, alla fine, avrei semplicemente voluto vivermi qualche giorno un po’ del clima rumeno.
Volevo vedere il Castello di Dracula, che poi scoprì chiamarsi Castello di Bran, che poi scoprì non essere esattamente il castello di quel famoso vampiro di quel film famoso che non avevo mai visto, perché a me i film horror proprio non piacciono.
Volevo vedere la Transilvania, se era come me la aspettavo; un po’ tetra, un po’ misteriosa, un po’ Transilvania, un po’ non sapevo, un po’ ero curiosa.
C’era un motivo ben preciso, per cui, alla fine, andai davvero in Romania.
Un biglietto low-cost da 35€ A/R con partenza da Bologna.
Perfetto.
Sarebbe stato il regalo perfetto per il mio compleanno. Perché quell’anno io stavo per compiere 23 anni, e non c’era niente di meglio, in quel momento, che compierli sotto il Castello di Bran.
In più era ancora più perfetto il fatto che io fossi amica di un ragazzo proveniente proprio dalla Romania e che, per di più, aveva la disponibilità di venire insieme a noi in quelle stesse date.
Perfetto.
Di lì cominciò il viaggio.
E fu un viaggio bello.

Ricordo bene che mi aspettavo più freddo, ed era freddo, per carità, ma era un freddo che potevo sostenere. Era fine ottobre e non era un clima poi tanto diverso da quello di inizio gennaio sulla costa nord-ovest della mia Toscana.
Bucarest ci servì soltanto per scendere dall’aereo, poi prendemmo subito un treno con direzione Brasov.
Eravamo a tutti gli effetti in Transilvania.

C’è da dire che Brasov è carinissima, si mangia bene e non si spende assolutamente niente in confronto alla qualità e alla quantità.
C’è da dire che in tutti i posti rumeni che ho avuto l’opportunità di visitare, il rapporto qualità-prezzo del cibo era estremamente favorevole.
Di Brasov posso ben parlare di quanto fosse al contempo piccola e al contempo colorata, e al contempo completamente diversa dallo stereotipo tipico rumeno che abbonda in Italia.
Volti cordiali, sorrisi spontanei, anziani un po’ titubanti di fronte alla stanchezza, ma forti come chi si rialza e affronta un’altra giornata prima dell’inverno.
Brasov l’ho vissuta per bene.
Compresa la cabinovia che saliva verso la scritta un po’ hollywoodiana che occupa un versante delle colline della città, un po’ tamarra sì, certo, ma il bosco, con la nebbia, la foschia e la pioggerella leggera di un autunno inoltrato rendevano tutto magico. Di lassù non potemmo vedere niente che andava oltre la nostra punta del naso, ma finimmo quasi per sbaglio esattamente dietro la grossa scritta Brasov, e quella fu una piccola e breve dose di adrenalina non letteralmente iniettata endovena, perché eravamo soli, e stava per far buio, e c’era le nebbia, il bosco, e forse i lupi, forse gli orsi, forse un mondo intero intorno che era impossibile da vedere. Solo quella B gigante e i pali di ferro a tenerla ancorata dentro al bosco.

Vedemmo anche la più colorata Sighisoara, bellissima, coloratissima, e potrei dire quasi romantica, se mi considerassi una persona tale da poter parlare di romanticismo. Lì c’è quella che fu la vera casa del Conte Dracula. Ma lì c’è anche una strada che sembra uscire direttamente dallo scatolone dei pastelli Giotto. Un po’ tutto il centro è così, mette gioia anche in pieno autunno. E l’autunno è sempre un po’ nostalgico, no?

Il giorno del mio compleanno cade sempre il solito giorno. Strano ma vero. Forse scontato. Ma quell’anno, quel giorno, lo passai a Brasov, e il giorno dopo partimmo per vedere questo famigerato Castello di Dracula.
Devo dire che di tutto ciò che potei vedere in Romania, non ho visto cosa più turistica di Bran. Anche il cielo è più turistico.
Credo valga la pena un passaggio da quelle parti una volta che parte un viaggio lungo i confini transilvanici, ma poi alla fine credo ci siano un sacco di cose che meritano di più.
Bello, con un’atmosfera da film, forse più per la conoscenza intrinseca che si ha della leggenda piuttosto che l’atmosfera stessa.
Ho avuto la fortuna/sfortuna di vederlo sotto la pioggia, che magari da un lato è molto più noioso e non invitante, dall’altro la pioggia rende tutto più misterioso.
Io ricordo solo che ero partita con l’idea di fare qualcosa di strano una volta arrivata lì, un po’ come Dracula, quello del film, il vampiro, che di strano ha il semplice e puro fatto d’esser proprio un vampiro.
Buttai in valigia il mio pigiama fatto a forma di scheletrino fluo e attraversai il cortile interno del Castello di Bran.
Mi sentivo importante.
Una figura mitologica fra il misterioso e l’atipico.
Qualcosa di perfetto in un contesto così cupo come un Castello fintamente appartenuto ad un vampiro.
Sì.
Ero perfetta. Mi sentivo tale.
E quel pigiama resterà sempre uno dei migliori pigiami che io abbia mai avuto.
E gli sguardi dei turisti incuriositi, che in pieno giorno si videro attraversare lo stesso cortile da loro varcato da uno scheletrino fluo, è qualcosa che ricorderò per sempre e che sempre mi regalerà un paio di sorrisi.

A Sinaia invece ci sono due castelli. Due castelli bellissimi, da favola, da cartolina, da tu che guardi con le pupille dilatate dallo stupore ciò che in quel momento è esattamente di fronte a te e, nonostante tutto, stenti a crederci. I castelli di Peles e Pelisor. Sono bellissimi, incastonati nei boschi, che d’autunno hanno il colore dei tramonti più belli.
A Sinaia c’è anche un pub dove con pochi soldi si fuma narghilè tutta la notte. C’è della musica, e forse, in stagione buona, anche qualche discoteca.
Ribadisco la bontà di quel che si mangia in Romania, o almeno in Transilvania.

Nei paraggi di Sinaia, a Busteni, trovammo anche un signore che sbandierava un foglio A4 camminando lungo una strada di cui non saprò mai il nome. So solo che il nostro amico rumeno ci parlò su un po’ e nemmeno dieci minuti dopo eravamo seduti sui sedili posteriori di un 4×4 di questo sconosciuto che ci promise di portarci laddove cominciava il sentiero per arrivare a Babele e Sfinxul, due particolari formazioni rocciose sulle vette della catena montuosa dei Bucegi. Il fatto è che a Babele e Sfinxul volevamo davvero andarci, volevamo salire in vetta, vedere qualche sprazzo di neve sparso a più di 2000 metri d’altezza, volevamo vedere un pezzo della catena montuosa dei Carpazi. Il fatto è che la cabinovia per arrivare su, partendo da Busteni, era chiusa per maltempo e quindi risultava impossibile salire, se non fosse che l’unico metodo che ci rimaneva in quel momento era dare fiducia ad uno sconosciuto che sventolava un foglio A4 con qualche paio di fotografie pubblicitarie dei posti che ci prometteva avremmo visto salendo su quel 4×4.
E adesso voglio arrivare al dunque.
La cosa bella del viaggio sta anche qua. Sta nel fatto che non sai mai se fidarti di chi hai davanti oppure no, perché incontrerai un sacco di persone sconosciute e dovrai decidere se fidarti oppure no. E allora guardi meglio gli occhi della gente, e i volti, e le mani, e il peso delle loro parole. Cerchi di capire meglio, di giudicare cercando un appiglio più giusto e non soltanto dall’impatto. Cerchi di capire.
E poi te la giochi, così come te la senti.
Il bello del viaggio è il peso che ogni singola persona ha dentro di te.
Io lo imparai quando cercai di guardare negli occhi di quella persona per capire se avrebbe preferito rapirci per chiedere un riscatto o semplicemente voleva portarci a spasso per le montagne, con un 4×4 bianco e dalle ruote giganti, in cambio di qualche soldo.
E, alla fine, capimmo giusto.
Perchè fu bellissimo.
Fu bellissimo salire, guadare fiumi, fu bellissimo parcheggiare l’auto e farci un paio d’ore di sentiero immersi fra il freddo, il vento, l’ossigeno diminuito e paesaggi senza fine.
Fu bellissimo farci guidare laddove non saremmo mai potuti andare se non avessimo concesso a lui la possibilità di lasciarci guidare.
Toccammo posti di cui non saprò mai il nome, perché quel signore parlava solo la sua lingua e il nostro amico faceva fatica a tradurre tutto.
C’era una grotta, qualche paesaggio, un po’ di persone, e alla fine anche Babele e anche Sfinxul e qualche sano ricordo.
Perché le montagne, del resto, sono sempre così; sembrano tutte uguali viste da lontano, ma sembrano sempre belle quando ci sei dentro, le vivi e te le imprimi dentro al cuore.

Quel che ho visto in Romania è bello.
E la consiglio.
Sono di parte io, io che consiglio un po’ tutto il mondo.
Ma, almeno laddove sono stata, posso dire che questo consiglio, più che consiglio, è una certezza.
Buon viaggio, ovunque siate diretti

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