Trekking Toscana / Via Ferrata di Sant’Antone, Buti PI

Trekking in Toscana, Via Ferrata di Sant’Antone a Buti, Pisa

Periodo: gennaio 2020
Nonostante siano anni che pratico trekking su più livelli di difficoltà, questa è stata la mia seconda ferrata.
Di una bellezza assurda, speciale tanto quanto faticosa e, se posso permettermi di classificarla, alquanto complicata, sia a livello fisico che tecnico.
Presenta numerosissimi passaggi esposti, con appoggi per i piedi talvolta scomodi e talvolta difficilmente arrivabili. Alcuni tratti necessitano di forza anche nelle braccia.
Ci sono passaggi che sono decisamente in arrampicata, anche verticale.


LA FERRATA

Da Buti seguire in auto la ripida salita della strada del Monte Serra per circa 4km fino a trovare, sulla destra, un’area sterrata dove poter parcheggiare.
Nei pressi dell’area si trovano anche una fontana e una piccola casa cantoniera sulla sinistra.
Per raggiungere l’inizio del sentiero, continuare la salita a piedi sulla strada asfaltata per poco meno di 5 minuti fino a trovare, sulla destra, un cartello indicante il sentiero di accesso alla ferrata. Dopo altri 5 minuti circa, si troverà l’attacco della ferrata.

Il primo pezzo della ferrata, fino a raggiungere delle successive scalette in ferro, la reputo la parte più faticosa e tecnicamente difficile. Ma anche, raggiunto il termine della prima parte, la più bella.
Parte subito con l’attraversamento di un traverso a sinistra in leggera salita, e, a seguire, una serie di passaggi aerei e verticali da affrontare con scarponi in estrema aderenza, aiutandosi inoltre con i piccoli appoggi già presenti. Passato un ulteriore tratto verticale ancora estremamente impegnativo, si raggiungono delle scalette in ferro su roccia quasi strapiombante. Qui è molto utile avere buona forza anche nelle braccia.
Arrivati al termine della scaletta, va superato un traverso a sinistra esposto di nuovo su roccia verticale; qui non sono presenti molti appoggi a cui fare affidamento. Seguono un passaggio più semplice e un successivo nuovo traverso. Si continua poi ancora in verticale, prima seguendo una salita e, successivamente, una ripida e impegnativa discesa su cui rimane più complicato trovare appoggi per i piedi. Successivamente ci si trova di fronte ad un altro traverso verticale, ad un costone e ad una risalita in diagonale fino a trovarsi di fronte ad un ultimo passaggio tecnicamente impegnativo dove finisce il primo tratto della ferrata.
A questo punto si può decidere di terminare il percorso qua. Si può scegliere di seguire il sentiero segnato in salita che raggiunge, in poco tempo, il piazzale in località Il Ghiaccetto (536mslm), dove termina anche l’ultimo tratto della ferrata, oppure il sentiero in discesa, che riconduce all’attacco del sentiero dell’andata. Oppure si può continuare con il secondo tratto di ferrata, seguendo le indicazioni poste sugli alberi. Subito è presente un traverso in leggera salita a cui segue un una discesa in verticale tecnicamente e fisicamente impegnativa. Dopo diversi saliscendi, si aggira uno spigolo strapiombante per attraversare poi un lungo traverso esposto in diversi punti. Al fittone n.105 il cavo si interrompe per un breve tratto ed inizia il terzo ed ultimo tratto. E’ una parte particolarmente impegnativa, caratterizzata da un andamento ancor più verticale, diversi passaggi in salita superabili comunque faticosamente con una buona tecnica e forza nelle braccia. Si arriva poi al fittone n° 165 dopo un’ulteriore serie di esposti di diverse difficoltà tecniche e fisiche. Qui è presente un bivio: sulla destra la ferrata termina poco dopo con meno difficoltà, seppur attraversando in esposizione un passaggio particolarmente faticoso, a sinistra, passando sopra un piccolo ponticello sospeso, si raggiunge invece un tratto verticale breve ma che rimane tecnicamente e fisicamente impegnativo seppur facilitato dall’aiuto di due staffe.

SENTIERO DI RITORNO
Dall’uscita della ferrata, seguire un sentiero non segnato ma ben visibile fino a quando si raggiunge il piazzale in località Il Ghiaccetto. Per tornare alle auto basterà seguire la strada asfaltata in discesa per circa 2km oppure raggiungere il sentiero segnato, sul lato est del piazzale, che riscenderà fino all’imbocco del sentiero preso all’andata.

Impressioni:
Come già anticipato, reputo questa ferrata tecnicamente e fisicamente molto impegnativa. La roccia, seppur sia molto stabile e aderente, rimane comunque spesso priva di appigli visibili o facili. Questo mette a dura prova corpo e mente di chi la sta percorrendo, ma io mi sono trovata con picchi di adrenalina assurdi, a cercare di ascoltare il mio corpo, la mia mente e, soprattutto, quel che mi circondava.
L’esposizione è quasi costante, ci sono punti in cui ho fatto veramente molta fatica ad andare avanti, e, se non fosse stato grazie all’uso delle braccia fino a portarle stanche e del cavo d’acciaio, non sarei riuscita ad andare avanti.
Per quel che ne so, riuscire a concluderla come seconda ferrata, è stata una soddisfazione enorme.
I paesaggi sono unici. Non ero nemmeno minimamente cosciente del fatto che a Buti ci fosse un paesaggio di così tanta bellezza. Luogo estremamente boschivo, selvaggio, da l’idea di non stare nemmeno in Toscana.
Ci sono vie d’arrampicata ovunque, inoltre, poco più avanti, riprendendo l’auto e riscendendo poco verso il paese, sulla sinistra inizia un sentiero d’escursionismo facile non segnalato che segue e incornicia delle vie d’arrampicata, arrivando in cima alle lunghe pareti verticali, potendo godere di paesaggi e prospettive bellissime.

Io questa ferrata la consiglio vivamente.
Perché è unica.
Difficile, faticosa, assurda.
A chi non soffre di vertigini, a chi ha già fatto ferrate. A chi ha un po’ di forza fisica.
E mentale.
Perché serve anche quella, veramente.
Assicuratevi per bene ai cavi e fatevi questa ferrata unica nel suo genere se ve la sentite. Io credo proprio che non ve ne pentirete.

Per descrivere nel dettaglio le caratteristiche del percorso, ho preso riferimenti anche da vieferrate.it


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