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Trekking tips: consigli fondamentali per chi vuole praticare escursionismo o trekking

Ho ormai imparato ad apprezzare la montagna in maniera particolarmente radicata.
Potrei benissimo considerarlo quasi un amore incondizionato, amore che mi porta a cercarla ogni qualvolta io possa farlo.
La voglia di arrivare in vetta, sentire le rocce e la terra sotto i piedi.
Vedere i dirupi, gli strapiombi, il tramonto, l’alba.
Sudare, trovare posti nascosti, passare il giorno libera dai pensieri. Trovare la capacità di ritrovarsi, mentalmente e fisicamente, perché sì, può capitare di perdere la traccia del sentiero, e ritrovarla, dopo aver vagato un po’, sarà una sensazione bellissima.
E sentire la fatica, e starsene lì perfettamente a proprio agio.
Questa è la montagna.
Ma si sa, o almeno si dovrebbe sapere, che con la montagna non si scherza.
Lei sarà sempre quella più forte, dovremmo imparare a portarle rispetto, a comprendere quanto possiamo spingerci oltre.
Da secoli gli esploratori, gli alpinisti e gli escursionisti tracciano nuovi sentieri per arrivare sulle vette di tutto il mondo. Molte di queste sono raggiungibili anche da chi non ha alle spalle un bagaglio di esperienze di montagna. Non c’è da stupirsi infatti che, negli ultimi anni, la voglia di mettersi a contatto con la natura sia in crescita. Siamo in un mondo estremamente troppo falso, troppo veloce, troppo finto e troppo grigio, troppo tutto di quel che si può considerare troppo. Per questo la gente ricerca sempre di più questa sorta di contatto con ciò che più di reale si può trovare sulla faccia della Terra: la natura.
La montagna ne è uno degli esempi più spettacolari.
Questo fa si che, determinati sport, prendano sempre di più piede nella cultura generale: escursionismo, trekking, alpinismo, arrampicata e tante altre.
Sicuramente è una cosa di cui dovremmo assolutamente andare fieri; l’idea che la gente stia prendendo sempre più seriamente la concezione di mettersi a contatto con la natura è bellissima, ma questa deve portare con sé la capacità di imparare pure a rispettarla dentro e fuori la pratica sportiva.
Ci sono miliardi di modi per rispettarla. Molti li sappiamo, o almeno dovremmo saperli e anche metterli in atto.
E fra i tanti, per quanto possa sembrare quasi esclusivamente una modalità indiretta, bisogna imparare a fare quegli sport coscienziosi di ciò che si fa.
Questo vuol dire partire preparati, conoscere i propri limiti, avere con sé le attrezzature giuste e corrette per tirarsi fuori dai possibili problemi.
La montagna va rispettata anche così.
Lei sarà sempre più grande di noi, e noi non ci possiamo permettere di prenderci gioco di lei.

Per chi avesse intenzione di mettersi in gioco lanciandosi a capofitto nell’escursionismo e nel trekking, ci sono alcuni consigli fondamentali e, talvolta vitali, di cui fare tesoro.
Qui sotto sarà possibile trovare un po’ delle principali essenzialità del trekking, utili a chi non lo ha mai praticato, ma anche a chi ha già un po’ di esperienza alle spalle, ma vuole comunque avere qualche spunto in più per migliorarsi.

Quest’articolo è scritto seguendo anche i preziosi consigli che la Guida Escursionistica Pietro Baroni, facente parte di Tuscany Wanders, mi ha potuto lasciare durante diversi scambi di idee.


TREKKING TIPS

Differenze fra ESCURSIONISMO, TREKKING, ALPINISMO, ARRAMPICATA

Ebbene sì, ci sono differenze sostanziali più o meno ovvie fra queste cinque pratiche sportive.
Da sottolineare che, almeno in Italia, la differenza fra escursionismo e trekking non è così ben definita come potrebbe invece esserlo in lingua anglosassone, in cui distinguono maggiormente hiking da trekking. Spesso, almeno in Italia, si utilizzano entrambe le parole, con scelta prettamente soggettiva, per parlare delle stesse cose, salvo il fatto di riuscire a ben definire meglio le differenze di difficoltà.
Se dovessimo invece cercare le differenze in modo più minuzioso per distinguere le due varianti di sport, basta entrare più nel dettaglio.
L’escursionismo è sicuramente il più comune e anche, fra i quattro, il più semplice, anche se è suddiviso a livelli e quindi, ad ogni livello corrisponde una certa percentuale di difficoltà. Più tardi ci concentreremo su questo.
Si tratta di camminare su sentieri segnalati con difficoltà facile o moderata, su percorsi andata/ritorno uguali oppure ad anello, ossia partendo e tornando nel medesimo punto ma senza mai attraversare lo stesso percorso. Solitamente possono durare mezz’ora, mezza giornata o un giorno.
Il trekking è una via di mezzo tra l’alpinismo e l’escursionismo per quanto riguarda la difficoltà. La differenza sostanziale tra l’escursionismo e il trekking è che un trekking può durare anche molto di più, oltre al fatto che rimane comunque su sentieri e tracce più complicate rispetto ad una più classica escursione.
Nell’idea più comune, fanno parte del trekking anche le Vie Ferrate, percorsi con strutture installate artificialmente su pareti rocciose da attraversare con la dovuta attrezzatura. C’è da sottolineare che la legislazione attribuisca invece le vie ferrate alla pratica Alpinistica, poiché sono le Guide Alpine ad avere la competenza di un’eventuale accompagnamento su sentieri attrezzati e non le Guide Escursionistiche. Nel pensiero comune degli alpinisti vecchia scuola c’è invece una sorta di ripudio nei confronti dei sentieri attrezzati, e quindi facilitati, vedendo l’alpinismo come un’esplorazione vera e propria.
L’alpinismo è di gran lunga la più difficile e impegnativa fra le tre, in quanto è non solo provante a livello fisico, ma richiede estrema tecnica ed esperienza. I percorsi di alpinismo, prettamente più ostili rispetto a sentieri più battuti, spesso possono richiedere anche diversi giorni per essere completati, oltre a richiedere attrezzatura adeguata e di supporto che necessariamente dev’essere portata con sé. Sostanzialmente si tratta di una disciplina che comporta il raggiungimento della vetta senza passare da sentieri tracciati in alcun modo. Racchiude con sé il mettersi in gioco al 100%, l’idea di non cercare la strada già battuta o quella più facile e breve, ma andare alla scoperta, essendo completamente coscienti della quantità di rischi e di necessità (fisica, tecnica e di attrezzatura) che, inevitabilmente, l’alpinismo porta con sé.
L’arrampicata è complementare all’alpinismo. Se l’obiettivo dell’alpinismo è il raggiungimento della vetta, quello dell’arrampicata è piuttosto il superamento di determinate difficoltà e determinati ostacoli.
Nell’arrampicata alpinistica, i punti di protezione vengono fissati durante la progressione, nell’arrampicata sportiva la parete da scalare è già dotata dei punti di protezione fissi. Può essere fatta sia outdoor che indoor, in palestre apposite.

La classificazione di difficoltà escursionistica

Dettaglio particolarmente importante da conoscere quando si comincia un sentiero di escursionismo/trekking, è la lettura delle sigle della classificazione di difficoltà del sentiero.
Significa quindi iniziare un itinerario sapendo, a grandi linee, a cosa si può andar incontro. Spesso basta informarsi sulle guide, oppure online. Oppure, nel caso vi troviate di a fare un sentiero non programmato, potrebbe essere scritto direttamente sulla segnaletica del posto.
Da sottolineare il fatto che durante un itinerario di lunghezza varia, è possibile incorrere in più di un sentiero. Quindi, quando si decide di procedere per un determinato itinerario, è sempre buona norma riuscire a capire la difficoltà di ciascun sentiero da fare.
Per distinguere l’impegno richiesto, sia a livello fisico che tecnico, il CAI (Club Alpino Italiano) utilizza quattro sigle diverse, ciascuna delle quali rappresenta difficoltà sempre maggiori.
T= Turistico. Itinerario su strade, mulattiere o sentieri larghi e ben accessibili. I percorsi generalmente non sono lunghi, non presentano problemi di orientamento e non necessitano un allentamento troppo specifico se non almeno quello tipico di una passeggiata. Talvolta i sentieri T sono adatti anche alle sedie a rotelle.
E= Escursionisti. Itinerari su sentieri o tracce su terreni di vario genere. Hanno bisogno di un allenamento fisico un po’ più adatto. Richiede la capacità fisica di sostenere anche tratti più ripidi, mentre i tratti esposti, normalmente sono pochi o, talvolta, eventualmente protetti o attrezzati. Può prevedere facili passaggi in roccia, non esageratamente esposti e che comunque non richiedono conoscenze specifiche. Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono un certo senso di orientamento, allenamento alla camminata e a sali/scendi, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati.
EE= Escursionisti Esperti. Sono itinerari sia segnati che non, con diverse difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, pendii non alpinistici o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata con possibile uso delle mani in alcuni tratti. Pur non essendo percorsi che richiedono attrezzatura particolare è possibile trovare alcuni tratti attrezzati poco impegnativi e che non necessitano di dispositivi di autoassicurazione. Richiedono una discreta conoscenza dall’ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere sicuramente molto più adeguata e abituata a percentuali di pendenza anche sostenute e dislivelli sostenuti. Sono sicuramente presenti tratti esposti, difficili a livello tecnico e fisico, quindi più impegnativi e con rischi maggiori.
EEA = Escursionisti Esperti con Attrezzatura. Sono i percorsi esperti attrezzati o in cui si necessita di dispositivi di autoassicurazione (cordini, moschettoni, imbracatura, dissipatore, casco, etc.). In questa categoria fanno parte anche le Vie Ferrate. C’è bisogno di esperienza su sentieri EE e di conoscenza migliore dei possibili terreni (roccia, pendii erbosi etc.), assenza totale di vertigini, passo sicuro e allenamento già più intensivo. Sia a livello fisico che tecnico richiedono particolare attenzione, sarà possibile incontrare pendenze anche elevate, discese e salite scoscese, dislivelli maggiori.

GPS o mappa?

GPS o mappa sono entrambi metodi di orientamento fondamentali. La soluzione perfetta sarebbe quella di utilizzarli incrociando le possibilità di entrambi. Nell’era della tecnologia siamo sicuramente più propensi all’utilizzo di sistemi smart, quindi il GPS, che sia il dispositivo portatile oppure quello integrato nel cellulare, potrebbe rivelarsi la soluzione più veloce.
Sicuramente, a prescindere dalla scelta che verrà fatta, un sistema di rintracciamento e orientamento è tassativamente fondamentale, talvolta anche vitale.
Ci sono PRO anche per la mappa cartacea. Il semplice fatto di imparare a leggerla, perché nel caso in cui il GPS o lo smartphone si spengano (ed è possibile causa cambio temperatura, umidità, problemi vari etc.), la mappa cartacea, se ben mantenuta nello zaino, difficilmente ci abbandonerà. Ha la capacità di dare uno sguardo totale alla zona circostante, anche a grandi distanze, dando la possibilità di orientarsi in modo più specifico su grandi spazi. Da la possibilità di apprendere cenni di cartografia, di allenare la mente, di sviluppare un senso di orientamento più corretto. C’è la possibilità di segnare su carta il sentiero che vorremmo fare. I PRO poi sono sempre molto soggettivi, ma già solo la possibilità di poter apprendere e sviluppare la mente ad un senso di orientamento più tecnico, è già ottima cosa.
Di svantaggio c’è sicuramente l’impossibilità di capire propriamente il punto esatto in cui siamo fermi, nel caso di perdita del sentiero o per qualsiasi altro motivo, causa una probabile mancanza di capacità di orientarsi per bene. Quindi sempre meglio cercare di non andare nel panico e di usare la combo: bussola + mappa. Osservando ciò che ci circonda.
Il GPS dà sostanzialmente le stesse possibilità di una mappa cartacea, con la differenza che riesce, di solito, a captare il punto esatto in cui ci troviamo sulla mappa. Dà la possibilità di registrare la traccia dell’itinerario percorso e salvarla. Ci registrerà chilometri, percentuale di pendenza, dislivello e molto altro. Alcune app ci mostreranno vere e proprie mappe della sentieristica del posto, dandoci la possibilità, come quelle cartacee, di scegliere l’itinerario che vogliamo fare già prima di cominciarlo. Lo svantaggio potrebbe essere la mancanza di “insegnamento” della lettura cartografica, lasciandoci molta più automatizzazione, cosa che spesso ci priva della possibilità di apprendere e sviluppare determinate capacità di orientamento che potremmo ritenere assolutamente essenziali.
Il GPS è già integrato dentro a tutti gli smartphone. Basterà scariche app adatte all’escursionismo/trekking per poterne fare un uso ancora più corretto. L’altra soluzione, ancora più precisa rispetto ad un GPS integrato, è comprare un dispositivo GPS portatile, che registrerà una traccia molto più corretta rispetto a quella di un GPS da smartphone.
C’è da dire che sicuramente il GPS si è reso indispensabile, a prescindere dalla scelta che se ne farà. E’ di vitale importanza portarsi dietro qualcosa che registra la nostra posizione, perché, in caso di necessità, aiuto e quant’altro, i soccorsi potranno vedere il prima possibile la nostra posizione. Questa è una catastrofica possibilità, ma è sempre bene partire prevenuti e consci del rispetto che la montagna necessita.
Nel caso si utilizzi solo ed esclusivamente un GPS, ricordiamoci sempre di avere con noi una power bank di scorta.

Scarpe da ginnastica Sì o No?

Qualsiasi buon escursionista o trekker difficilmente ti dirà di partire con lui/lei senza avere con te un paio di scarpe adatte.
Solitamente è consono partire sempre con delle calzature (che siano alte o basse, quindi che coprano o meno la caviglia) adatte per l’escursione, i più comunemente chiamati scarponi. Tutto ciò, ovviamente, dipende anche dal sentiero che si andrà a percorrere. Normalmente un sentiero classificato come T (turistico), non richiederà l’uso di particolari calzature e quindi sarà possibile seguirlo con un paio di scarpette da ginnastica senza dover necessariamente acquistare qualcosa di nuovo.
Un sentiero classificato come E potrà già cominciare a richiedere l’utilizzo di calzature adatte, sia per il terreno che potremmo incontrare lungo il percorso (scivoloso, roccia, erba etc, quindi anche di vario genere e più difficilmente praticabile con delle scarpe lisce).
Sentieri EE, EEA, sentieri alpinistici e vie ferrate sono assolutamente da escludersi se non fatte con la dovuta scarpa.
Gli scarponi da trekking possono essere sia bassi che alti. Questa è una scelta molto soggettiva: alcuni preferiscono avere più mobilità sulla caviglia e quindi tenere una calzatura più bassa, altri preferiscono avere una stabilità maggiore e preferiscono una calzatura più alta. Questione principale è riuscire a capire dove si riesce a stare più comodi e nel contempo anche sentirsi più sicuri.
Una calzatura più alta, tecnicamente parlando, dà sicuramente più stabilità soprattutto sui sentieri scoscesi.
C’è da sottolineare anche che gli scarponi non sono tutti uguali, se performanti possono essere adeguati alla maggior parte dei sentieri, ma inadatti su terreni che richiedono una progressione più tecnica e sicura.
Solitamente si cerca di muovere i primi passi nel trekking con una scarpa il più versatile possibile, e poi fare un progresso cercando di capire quale sia la scarpa migliore per sé tenendo in considerazione anche il tipo di sentieri e di attività che vorremmo fare.
Consigliabile sempre una scarpa waterproof, quindi resistente all’acqua.
Consigliabile la più innovativa suola VIBRAM, che ne produce di diverse tipologie adattabili su terreni diversi, e che, ad ora, è considerata una delle migliori suole al mondo. Sono composte da mescole sintetiche, che possono essere composte da circa 15-20 diversi ingredienti (tra cui ad esempio zolfo, carbonio, silicio).

Cosa portare nello zaino: i primi passi nel mondo del trekking

Fare lo zaino è uno dei passi fondamentali di un buon escursionista. Salvo necessità soggettive, ci sono cose di assoluta importanza da non dimenticare per godersi l’avventura.
Per quanto sia apparentemente banale, portarsi dietro una buona riserva d’acqua è uno dei passi principali. Meglio sempre averne un po’ in più che un po’ in meno. Tutto varia anche a seconda del meteo, della stagione e di quanto una persona normalmente beve. Ma partiamo dal presupposto che non sarebbe male avere con sé almeno 1,5 l o, meglio ancora 2 l. D’estate potrebbe essere tranquillamente necessario anche averne con sé di più.
Potremmo sempre tenere in considerazione la possibilità di trovare fonti durante l’itinerario, e sarebbe sempre consono informarsi di questo prima della partenza.
C’è da considerare anche che il materiale indispensabile da portare con sé, varia anche molto a seconda del percorso da fare. Un sentiero EEA, sia per questioni di sicurezza, di prevenzione, di difficoltà tecnica e fisica, necessiterà di considerare quasi indispensabili cose che in un sentiero T o E potremmo quasi non considerare.
Qui un elenco di ciò che potremmo ritenere di indispensabilità anche per chi è alle prime armi con il trekking.

  • acqua (almeno 1,5 l, 2 l o anche più a seconda del sentiero, stagione etc.), cibo (sia pranzo/cena, snack, salvo intolleranze/allergie, ottima la frutta secca a guscio e non, cioccolata)
  • GPS (smartphone o dispositivo esterno) + powerbank (ottimi anche quelli a energia solare) e cavi necessari
  • fazzoletti
  • cappello, collo, impermeabile, volendo abbigliamento di ricambio o abbigliamento per coprirsi a strati, calzini di ricambio
  • coltellino e accendino, o anche pietra focaia, fiammiferi etc.
  • orologio, bussola, torcia da testa, possibile mappa cartacea
  • fischietto
  • kit di primo soccorso (acquistabile in piccole confezioni apposite), amuchina o disinfettante
  • un piccolo quadernino e penna
  • nastri telato e isolante, cordino, filo

Sebbene alcune cose siano agli occhi di tutti essenziali, altre potrebbero sembrare meno necessarie. Ripeto che le necessità cambiano anche a seconda dell’itinerario da fare, della durata, della difficoltà etc., ma questo significa semplicemente che, cose che, all’apparenza potrebbero sembrare inutili, non lo sono, o almeno non lo sono in caso di necessità e/o bisogno di soccorso.
Un mio consiglio è semplicemente cercare di capire cosa potrebbe diventare essenziale nel caso in cui mi perdessi o mi facessi male e non avessi possibilità istantanea di essere ritrovata o soccorsa. Ci sono cose che diverrebbero automaticamente indispensabili.

Ricordarsi sempre, in ogni caso, di avere un sé qualsiasi strumento che possa dare la possibilità di essere, almeno in caso di soccorso, facilmente tracciabili e ritrovabili. Ad ora, lo smartphone è la soluzione più comune.

Capire il meteo: quando è consono partire

Capire il meteo necessita studi approfonditi e non è quindi corretto cercare di parlarne in poche righe o comunque in pochi paragrafi.
C’è da dire che il meteo è di essenziale importanza quando si tratta di decidere se fare o no un itinerario di trekking.
E’ sempre buona norma guardare nei giorni precedenti e anche il giorno stesso, la mattina presto o anche subito prima di partire cosa ci segnala il meteo, anche comparando diverse fonti. In montagna è solito trovarsi di fronte ad un meteo che cambia anche solo in pochi minuti e questo potrebbe coglierci spesso alla sprovvista.
Se il meteo, controllato sia i giorni precedenti che il giorno stesso, continua a segnalare clima ottimo tutto il giorno, fino a notte, il problema, in teoria, non si pone. Se invece ci avverte della possibilità di incontrare nuvole o pioggia, ci troveremo a che fare con condizioni estremamente più complicate a seconda della difficoltà del sentiero.
Ovvio quindi che è meglio non incamminarsi su sentieri non adatti in condizioni sfavorevoli; uno dei peggiori terreni da percorrere è la roccia umida o bagnata, ma anche una bella discesa erbosa completamente zuppa di pioggia.
Non c’è da scherzarci, bisogna sempre tenere fede alla condizioni del meteo: nel caso in cui ci trovassimo di fronte ad un temporale, a pioggia forte o condizioni meteorologiche non per niente favorevoli, meglio non partire, tornare indietro se già in cammino, se la possibilità di tornare indietro sussiste, oppure cercare riparo il prima possibile.
Di nuovo, bisogna sempre cercare di rispettare la montagna e, in questo caso, la si rispetta semplicemente cercando di non sfidarla laddove non è possibile.
L’argomento meteo è piuttosto complesso e io non ne ho le piene capacità per poterne parlare con tutta la facilità che necessiterebbe. Il consiglio per chi inizia è semplicemente cercare di capire che il meteo è parte integrante del trekking: se non ci sono le condizioni meteorologiche adatte al tipo di itinerario da percorrere, il trekking andrà inevitabilmente rimandato.

Consigli utili generali

  • Bastoncini da trekking sì o no?
    Questa è una questione prettamente soggettiva. E’ indubbio che, a prescindere dalla scelta personali, i bastoncini aiutino a scaricare peso, soprattutto nelle discese. Se ben usati, agevolano la camminata, danno la possibilità di sentire meno fatica sulle gambe e di aiutarsi con la forza delle braccia. C’è chi li utilizza sempre, chi solo su determinati sentieri o su trekking di più giorni in cui la fatica è sicuramente più accentuata, sia chi non li utilizza mai. Questa è una scelta personale.
  • Vertigini: escursionismo sì o no?
    Assolutamente sì. Non tutto l’escursionismo è su dirupi, creste affilate, pendenze elevate. Tantissimi sentieri non presentano nessun tipo di problema anche per chi soffre di vertigini o, comunque, di acrofobia. L’importante è conoscere i propri limiti e cercare di superarli solo ed esclusivamente quando ci si sente pronti. Molte persone hanno combattuto la loro fobia, la loro paura, con la montagna, ma, eventualmente, dev’essere fatto tutta con coscienziosa progressione.
    Nel caso di panico, farsi aiutare e farsi sostenere dai compagni e non avere nessuna fretta di procedere.
  • Serve una preparazione fisica adatta?
    Dipende. Dipende da che tipo di trekking si sceglierà di fare. Un’escursione semplice, di tipo T o anche molte E, non necessitano particolari doti sportive o fisiche. L’escursionismo è adatto a tutti, ci sono sentieri fattibili anche in sedia a rotelle. E’ uno sport per tutti semplicemente perché porta con sé diversi livelli di difficoltà. Ed è sempre buona norma fare tutto con particolare progressione e passare ai livelli di difficoltà successivi avendo prima fatto esperienze minori.
  • Non riesco più ad andare avanti ma ormai voglio arrivare in vetta, cosa faccio?
    Frase tipica dei trekker. Ci sono diversi motivi per cui, ad un certo punto, è possibile dover fare i conti con l’idea di non poter continuare. Va contro l’orgoglio, certo, ma bisogna restare lucidi. In caso davvero non ci si senta in grado di procedere per i più svariati motivi, bisogna saper accettare quel momentaneo limite e, nell’eventualità, tornare indietro. Non si sale se il meteo non ce lo consente, non si sale se non siamo abbastanza lucidi (che sia per stanchezza o qualsiasi altro motivo), non si sale se comincia a far buio e non siamo attrezzati. Ci sono molti motivi per imparare a darsi uno stop.
    Se la passione per la montagna comincerà a radicarsi, si radicherà con sé anche la voglia di arrivare alla meta a tutti i costi. Dovremmo assolutamente imparare a capire quando non ci è possibile raggiungerla per un motivo o un altro.
  • Voglio fare quel sentiero EEA, ma non ho molta esperienza. Posso farlo?
    Dipende. Potresti farlo tranquillamente e non avere nessun tipo di problema, oppure potresti farlo e accorgerti nel bel mezzo del percorso che non eri abbastanza pronto.
    Bisogna fare esperienza. Sarebbe un po’ come pensare di iniziare a giocare a calcio e credere di poter andare in serie A dopo un mese, un po’ come pensare di fare basket da un anno e finire in NBA subito dopo. Potrebbe andare tutto bene, oppure forse potrebbe esserci bisogno di più pratica.
    Ogni cosa ha bisogno di tempo, anche il trekking. Più si sale di difficoltà, più, non solo si incontreranno esigenze di preparazione tecniche e fisiche che ovviamente non sono necessarie su sentieri più semplici, ma la quantità di rischi aumenta sempre di più. Se non si è abituati ad aver a che fare con quella tipologia di rischi, ci si troveranno tutti di fronte senza avere la più pallida idea di come scansarli o di come risolverli nel caso dovessero realizzarsi.
    Non ci dev’essere fretta. L’esperienza è il miglior modo per procedere in montagna. E, sopratutto, dobbiamo sentirci dentro che è arrivato davvero al 100% il momento di poter fare quell’itinerario più difficile.

Questa breve guida per le prime esperienze certamente mancherà di altri consigli, ma reputo questi di fondamentale importanza.

L’escursionismo si può praticare al mare, in campagna, in collina e in montagna. E’ uno degli sport più appaganti di cui potremmo fare esperienza, perché ci mette appieno a contatto con ciò che ci circonda e con cui conviviamo costantemente. Ci dà la possibilità di godere di panorami stupendi, di poter vedere animali selvatici, di conoscere luoghi prima sconosciuti, di incontrare persone oppure di rimanere anche in solitaria senza dover necessariamente spiegare il perché.
Quando si comincia a progredire di difficoltà, è sempre bene farlo con coscienza.
In ogni caso, l’escursionismo/il trekking, una volta provati, difficilmente vorremmo toglierli dalla nostra vita perché è lì che forse, la vita si assapora meglio.
Lascio qua sotto un mio scritto, una dedica alla montagna, per provare a far capire l’emozione che può esserci di fronte a quelle vette spettacolari che, bene o male, ricoprono un bel mezzo di mondo.

“Non molto tempo fa, una persona mi chiese per quale motivo io salissi in montagna con tutta questa caparbietà.
Io presi qualche istante per risponderle, perché non sapevo effettivamente i motivi. Tutt’ora non credo di saperli del tutto, del resto quando ti piace davvero tanto una cosa, che importanza ha saperne il motivo?
Questa persona però si aspettava da me una sorta di risposta, o almeno qualcosa di simile.
Io le dissi che mi piace sentire le gambe che faticano, sentire che il cuore mi batte più forte e sentirlo veramente dentro la cassa toracica, che apprezzo il fatto che me ne esco da una salita con il fiato corto e le gambe a pezzi e la voglia di continuare a salire.
Che molto probabilmente soffro di dipendenza da adrenalina.
Ma a lei non bastava questa risposta.
Allora ci pensai su ancora un po’.
Lei mi disse che forse, forse era il mio modo per pensare meno, che forse sono una persona tendente a fare le cose e non a stare nelle cose. Che forse faccio un po’ fatica a gestire le emozioni e ciò che sento dentro, così cerco qualsiasi cosa che possa distrarmi. Sono una che fa tanto e sta poco.
Io ci pensai su.
Non era mica poi così tanto sbagliato.
Le dissi però che lassù, in vetta, su di una ferrata, in montagna, lassú ci sto appieno nelle emozioni. Le sento tutte quante, una dietro l’altra. Tutte le emozioni, tutti i sentimenti.
Tutto è estremizzato.
E tutto diventa più bello, e meno pesante.
Allora è lassù che, dopo aver fatto tanto, riesco a stare del tutto.
E il cuore che batte forte nel petto, non so più se esplode di cose da provare o da fatica da smaltire.”

ultimo scatto originale di Pietro B.


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