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Photo tips: consigli fondamentali per la fotografia di viaggio

RIPRENDERE LE PERSONE DURANTE I VIAGGI

Solitamente si viaggia per scoprire la cultura, la società, il paesaggio e tutto ciò che rende unico un determinato pezzo di mondo. A comporre quest’unicità, ci saranno anche le persone che ne fanno parte. Oltre agli infiniti consigli più tecnici, ci sono consigli più emozionali da poter provare a seguire. Il primo fra tutti è ricordarsi sempre di portare rispetto nei confronti di chi ci circonda. Il rispetto consiste nel non riprenderlo volontariamente minacciandone la sua identità, oppure semplicemente accettando che quella persona non voglia essere ripresa, ma anche trovano il modo di riprendere non soltanto la sua apparenza fisica, ma anche ciò che appare a livello emotivo. Un sorriso, oppure gli occhi, le mani e tutto il resto. Il corpo parla. Anche se potremmo forse non capire il linguaggio verbale di chi ci troviamo di fronte, c’è un linguaggio universale che tutti, in modo innato, conosciamo. Reputo rispettoso nei confronti del soggetto di cercare di ottenere uno scatto in cui si fondono l’emotività e la tecnica di chi scatta, con l’emozione e la presenza fisica di chi viene ripreso.
Inoltre sarebbe sempre consono chiedere la disponibilità a farsi scattare una fotografia. Lo ammetto, anche io ho ripreso persone in cui il loro volto era ben visibile, senza chiedere il permesso. Talvolta me ne pento, ma non ne avevo al momento la possibilità. Ciò che ho cercato di lasciare negli scatti, è comunque il rispetto per l’identità di chi mi aveva colpito talmente tanto da sentire la necessità di scattare.
In ogni caso, mai considerare le persone riprese come burattini, perché non lo sono affatto. Nessuno di noi lo è, e quel probabile soggetto non è da meno. Una fotografia di viaggio in cui il soggetto o i soggetti sono le persone, dev’essere fatta con l’idea di valorizzare (o, in caso negativo, purtroppo, denunciare – cosa appartenente soprattutto ai giornalisti) e di mantenere l’identità e l’integrità di chi viene ripreso come persona e come cultura. Ribadisco quindi il concetto di portare sempre un elevato rispetto, che dovrebbe essere alla base di qualsiasi viaggio, anche al di fuori della fotografia. I bambini non sono un gioco da riprendere, ma sanno prendere la vita come un gioco e forse è proprio il loro valore aggiuntivo a renderli speciali. Sono due modi di vedere lo stesso soggetto, ma uno reputa una persona unicamente come soggetto, rischiando di perdere l’identità del bambino, un’altra visione è cercare la visione del bambino e riprenderlo per ciò che è, non solo per ciò che appare.
Nella fotografia di viaggio è anche più veritiero e narrante l’evitare di far mettere in posa il soggetto, ma, piuttosto, cercare di riprenderlo nella sua normalità senza mettere pressione. Talvolta saranno anche le persone stesse, curiose e estremamente felici di essere parte della fotografia, a mettersi in posa, e lo faranno anche con piacere. Questo fa parte del gioco e anche della spontaneità della persona stessa. Anche questo è un valore aggiunto che non manca di unicità.
C’è da tenere in considerazione un aspetto estremamente importante che riguarda la privacy di chi è ripreso. L’argomento è particolarmente delicato e, se non conosciuto, rischia di avviarsi anche verso processi e denunce. Questo perché una persona, quand’è soggetto principale o è ripresa visibilmente in una fotografia, ha diritto ad essere cosciente dello scatto e a rilasciarne il consenso. Sostanzialmente, non sarebbe possibile ritrarre persone visibilmente riconoscibili senza il loro previo consenso. Il rischio che si corre è che la persona ripresa possa chiedere i danni o i risarcimenti di tale ripresa. C’è da dire che, a patto che il soggetto non si accorga direttamente sul fatto, se la fotografia non verrà pubblicata, tale soggetto non potrà mai sapere dell’avvenuto scatto. Questo non va preso come escamotage, ma piuttosto come un dato di fatto; chiedere sarebbe comunque non solo umanamente corretto, ma talvolta anche necessario.
Molti fotografi, soprattutto amatoriali, scattano e condividono fotografie di viaggio con soggetti anche non avvisati della ripresa. Idea personale pensare o no a quanto possa essere corretto come metodo di ripresa. In questo caso semplicemente, ripeto, sarebbe consono evitare di danneggiare l’immagine di chi è ripreso ed essere coscienti del possibile rischio che la pubblicazione potrebbe comportare.
Rimando a questi link esterni più correttamente forniti per conoscere meglio le norme sulla privacy:
Foto per strada e privacy: cosa prevede la legge?
Privacy in fotografia
Tutela della privacy e foto: cosa c’è da sapere?

TROVARE UNO STILE PERSONALE

Trovare uno stile personale è estremamente complicato. Ci sono fotografi che impiegano una vita a studiare e non riescono ad ottenere un unico stile personale. Potrebbe anche essere che lo stile è semplicemente l’unione di tanti stili diversi che possono cambiare a seconda di diverse cause: il contesto dello scatto, dell’evento, del viaggio, ma anche il contesto emotivo di chi scatta o di chi viene ripreso. Può anche cambiare a seconda per periodo di vita vissuto da chi sta riprendendo, del resto, durante il corso della vita si cambia, si matura, si percepisce la realtà in maniera diversa, si hanno combinazioni di emozioni e sentimenti tutt’altro che statici. Questo implica una difficoltà notevole a trovare un unico stile personale. Il consiglio principale che può esser dato è non fermarsi ad un unico arrivo, ad un unico possibile stile trovato dopo poco tempo che si scatta, ma, piuttosto, fare esperienza, provare, sbagliare, capire, imparare. Ascoltare chi è nel settore, per passione o per professione, confrontare le fotografie di altre persone, entrare nell’idea che non ci sono soltanto un paio di prospettive per guardare lo stesso soggetto, per trovare la luce adatta o l’inquadratura tanto voluta, ma che la quantità di possibilità sono al limite dell’infinito.
Talvolta capire anche che la fotografia è l’unione dello scatto e della successiva post-produzione, farò capire quante ulteriori possibilità ci possano essere per una singola fotografia. Paragonando la fotografia digitale a quella a pellicola, non è poi per niente sbagliato equiparare la post-produzione a quello che un tempo era lo sviluppo, ossia una parte di estrema importanza nella creazione di una fotografia. Tutto ciò per dire che anche fare esperienza con la post-produzione potrebbe consentire la formazione di uno stile personale. Lo stile può esser dato dal taglio, dai toni e dai colori preferiti, dalla quantità di saturazione, di contrasto, dal bianco e nero ai colori, vivaci oppure opacizzati, dalla scelta dell’inquadratura.
Lo stile personale si trova dopo aver fatto notevole esperienza, talvolta non si trova mai, e talvolta bisogna capire che forse, quello che consideriamo stile, è semplicemente un insieme di stili diversi che cambiano, si modificano, si uniscono e maturano a seconda di fattori interni ed esterni del fotografo stesso. Un esempio eclatante nell’arte è Pablo Picasso, uno dei pittori più famosi al mondo la cui vita è stata scandita da 7 giganteschi periodi artistici completamente diversi l’uno dall’altro. Nonostante tutto, nonostante non abbia avuto un solo ed unico stile, nel suo complesso di stili diversi, è stato e rimarrà per sempre Picasso.
Bisogna entrare più nella mentalità di trovare una fotografia unica piuttosto che un unico stile personale.


Mio consiglio, finite tutte queste parentesi più tecniche, è capire che il viaggio è un’esperienza talmente tanto unica, fatta di momenti unici, in posti unici che, per quanto io possa amare in maniera maniacale la fotografia, quei momenti sono così speciali da cercare di capire quando è meglio goderci il momento piuttosto che scattare.
La fotografia spesso comporta la visione della realtà attraverso un mirino o uno schermo, e ci fa perdere la possibilità di vivere all’istante quel momento. A patto che non sia per lavoro, non lo trovate un controsenso spendere un tramonto intero a scattare foto e poi accorgersi di non averlo nemmeno visto?

Fate quindi in modo che la fotografia di viaggio sia parte del viaggio stesso e che non lo riduca ad immagini. E lo dico perché, nell’epoca in cui la fotografia è alla portata di tutti e la necessità quasi vitale di sentirsi in dovere di condividere col mondo è alle stelle, si perde il senso del viaggio stesso.
Ricordatevi che in una fotografia non c’è solo tecnica, ma c’è anche emozione, che se siete i primi a precludervi la possibilità di emozionarvi di fronte a quel pezzo di viaggio, come fate ad inserire tale emozione in uno scatto?
La fotografia richiama i ricordi, ma anche il cuore li richiama. Nella fotografia di viaggio, fate in modo che sia il viaggio e ciò che esso comporta a governare la fotografia e non viceversa.


ATTREZZATURA UTILIZZATA

L’elenco della mia attrezzatura durante i viaggi. Tutto ciò che scrivo qua sotto lo consiglio semplicemente perché ne faccio uso o ne ho fatto uso e mi sto trovando o mi sono comunque trovata estremamente bene. I consigli sono riferiti soltanto alla strumentazione che ho utilizzato per ottenere gli scatti che ho inserito in questo articolo.
Reflex corpo macchina Canon 7D Mark II: QUI
Obiettivo Canon EF-S 15-88mm f/3.5-5.6 IS USM: QUI
Smartphone iPhone X: QUI
Action Cam GoPro Hero 7 Black: QUI
Selfie stick in lega d’alluminio con clip per smartphone Telesin: QUI


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