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Qualche domanda a chi ha fatto del west il suo stile di viaggio

Alessia è una ragazza, italianissima, che ha cominciato a viaggiare del west americano all’età di 19 anni.
Di lì la passione per quel pezzo di mondo così lontano, che, allo stesso tempo, ha scoperto essere una parte di sé.
Da Los Angeles, alla California di San Francisco, ma poi Nevada, Arizona, Nex Mexico, Alessia ha cercato pezzi della nuova e della vecchia America ovunque li potesse scovare. Ha visto ghost town più o meno conosciute, parlato con la gente del posto, stretto amicizie con chi, un altro turista, magari non avrebbe nemmeno potuto avere la fortuna di parlare.
Quando parte, è un viaggio continuo lungo i deserti senza fine della Route 66, o fino al confine messicano, scendendo a sud verso la comunità hippie di Slab City.
Alessia conosce parti d’America che spesso rimangono sconosciuti anche agli americani stessi.
Con Alessia ho già avuto modo di parlare qualche volta. E’ stato proprio grazie a lei che ho avuto modo di scoprire una fetta di California che non conoscevo e che mai avrei pensato potesse essere così estremamente bella, e sto parlando di Algodones Dunes, mezz’ora dal Messico, fuori dal resto del mondo.
Senza nascondere la mia ammirazione e un po’ di sana invidia nei suoi confronti, stavolta le ho chiesto invece se avesse voluto partecipare ad una breve intervista.
Lei, con gentilezza, ha immediatamente accettato.

Alessia, com’è nata la passione per gli States?
È iniziato tutto con il primo viaggio in California, avevo 19 anni e una gran voglia di esplorare quella parte di mondo, così ho deciso di partire da sola, destinazione Los Angeles.

E, più in dettaglio, la passione per il west?
L’ovest è stato il mio punto d’approdo negli Stati Uniti, le mie prime memorie e ricordi più cari sono tutti legati a questa parte d’America. Inoltre, il west è terra di spazi infiniti, natura e leggende e ho sempre trovato tutto questo terribilmente affascinante.

Hai girato spesso in ghost town, come mai questa scelta?
I luoghi abbandonati hanno sempre attirato la mia attenzione. In particolare credo che visitare le ghost town, e in generale i luoghi dimenticati nel west, sia un po’ come viaggiare nel tempo. Un’esperienza sospesa tra passato, presente e futuro, una stratificazione di sogni, illusioni, epoche e generazioni.

Come sei riuscita ad entrare nel mondo delle persone che vivono in determinati contesti/città?
Durante i miei viaggi ho avuto la fortuna di conoscere molte persone aperte, curiose, disponibili e interessanti. Entrare in contatto con loro è stata la cosa più semplice e naturale che potessi fare, alla fine è sempre partito tutto da un semplice saluto o sorriso ricambiato.

Come mai questa scelta di ricercare posti e gente così?
Non la definirei una vera e propria scelta, i luoghi e le persone più incredibili li ho incontrati per caso, semplicemente viaggiando con occhi e cuore sempre ben aperti.

Hai avuto l’opportunità di sentire e vivere queste storie, fra le tante, quali sono state le storie più belle che ti hanno raccontato o che hai vissuto?
Ho amato profondamente ogni storia, ogni aneddoto, ogni esperienza vissuta in viaggio. Dall’incontro con Bob e Susan, che vendevano uova nel bel mezzo del deserto californiano, alla visita a casa di Leroy, sindaco autoeletto di un minuscolo paesino tra le montagne del Nuovo Messico ed ex veterano della guerra del Vietnam.

Puoi dirci qualcosa di più su Leroy?
La storia dell’incontro con Leroy è descritta nel dettaglio in un capitolo del mio nuovo libro “Everland”. Ci siamo conosciuti per caso, quando mi sono fermata davanti al suo giardino, attirata dai riflessi dei cristalli colorati e dalla sua arte strampalata. È stato lui a invitarmi ad entrare in casa, mostrandomi con orgoglio tutte le sue creazioni. Devo ammettere che quel pomeriggio in sua compagnia è stato piuttosto strano, a tratti mi sono sentita intimorita dalla sua presenza, aveva un forte odore d’alcool addosso, ripeteva a nastro una serie di frasi fatte e soprattutto, non voleva saperne di lasciarmi andare via. Solo alla fine, prima di uscire dal suo giardino, mi ha sussurrato di essere un veterano del Vietnam, in quel momento ho capito molte cose. È stata un’esperienza fatta di alti e bassi, tra comicità e tragedia, in ogni caso mi ha toccato il cuore.

Ti sei affezionata in particolar modo ad una delle persone conosciute in viaggio / sei rimasta in contatto con loro?
Ho mantenuto i contatti quasi con tutti gli amici incontrati in viaggio, tranne un paio di eccezioni ma solo perchè non dispongono di telefono né connessione internet e l’unico modo per parlare con loro è andare a trovarli di persona. In particolare però ho stretto un legame molto forte con un amico che abita ad Albuquerque, Richard. Ci siamo conosciuti in rete circa tre anni fa e da allora ci sentiamo ogni giorno e viaggiamo spesso negli USA insieme, ha anche scritto la prefazione del mio ultimo libro, Everland. Lui è senza dubbio uno dei regali più belli che l’America mi abbia fatto, un amico e una persona davvero speciale.

Hai un posto che ti è rimasto nel cuore più di tutti?
C’è un piccolo cimitero di croci bianche disperso nelle praterie del Nuovo Messico. Un pezzetto di storia italiana, trapiantato in un’America fuori dal tempo. Ecco, credo che il mio cuore sia rimasto lì.

Alessia, hai pubblicato due libri: Everland e Wasteland,
dentro hai raccontato i tuoi viaggi, giusto? Vuoi darci qualche dritta generale sugli argomenti trattati?
Nei miei libri cerco di raccontare un lato diverso degli Stati Uniti, andando sempre alla ricerca di storie e luoghi fuori dal comune, con poca bellezza in senso classico ma tanto carattere e voglia di raccontarsi. Parlo di realtà scomode e nascoste, riporto storie straordinarie di gente comune ma soprattutto cerco di dare voce ai luoghi più remoti, insoliti, dimenticati. Città fantasma, cimiteri abbandonati, comunità di hippie e senzatetto,
artigiani di bare, scienziati eremiti e cercatori d’alieni sono solo alcuni dei personaggi e dei luoghi che ho deciso di raccontare nei miei libri.

Tornerai nel west? o in altre zone degli States?
Il West ormai è parte di me, devo tornarci per forza, mi piacerebbe comunque continuare ad esplorare anche altre zone degli States.

Perché consiglieresti un viaggio da quelle parti?
Perché gli USA sono stupore e magia, dalla natura incontaminata alle città più folli e creative, ognuno può trovare il suo posto in queste terre, ognuno può sentirsi a casa nel suo personale angolo d’America.

Normalmente, chi parte per il west, ci lascia davvero un pezzo di cuore. Tant’è che spesso si sente la necessità di tornarci, di tornare a vedere altro o, addirittura, tornare anche sugli stessi passi.
Come Alessia ha ammesso, c’è un angolo d’America in cui tutti possono sentirsi parte di quel mondo e forse è proprio per questo che gli USA sono un mix di stupore e magia.
Il west ti segna, ed è come se quel deserto infinito che ricopre parte di quel che là si vede, avesse sempre una parte di sé da dover scoprire che, alla fine di tutto, ti spinge a tornare.

Ringraziando Alessia per la disponibilità, lascio i suoi contatti
Instagram e Facebook
per poterla seguire online durante i suoi fantastici viaggi.

Tutte le fotografie dell’articolo sono state pubblicate sotto gentile concessione di Alessia, le fotografie appartengono a lei.

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